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È da parecchi giorni ormai che i media televisivi (e anche del web…), trattano e ritrattano, secondo me con estrema sufficienza, dei dati resi recentemente noti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riguardanti la pericolosità della carne rossa lavorata e degli insaccati industriali.
Ci tenevo quindi a esporre a chi leggerà queste righe una mia breve riflessione.

Premetto che è un argomento tutt’altro che semplice, meriterebbe di essere approfondito ed analizzato nel dettaglio da chi è ben più competente del sottoscritto. Ció che leggerete è il mio pensiero, condivisibile o meno che sia, non ve lo voglio spacciare come qualcosa di totalmente veritiero e puro perché così non è!

Più di una settimana fa è stato reso noto un documento all’interno del quale sono stati riassunti i risultati di circa 800 studi condotti negli ultimi due anni. In essi è stato visto una aumento dei fattori di rischio, per quanto concerne il tumore al colon, del 18%, derivante (probabilmente) dal consumo di carni rosse e insaccati estremamete lavorati.
Il fattore limitante però è sempre lo stesso, questi studi oltre a non essere molto duraturi (per un’elevata affidabilità sarebbe stato meglio monitorare le persone fino ad una loro possibile morte), sono osservazionali, manca quindi una vera e propria correlazione causa-effetto.
In più la carne è proveniente dal territorio Americano (non che quella Europea sia poi pura, tutt’altro) e le “cavie tumorali”, suona malissimo lo so, sono cittadini statunitensi, celebri per stare agli antipodi della salute.

È proprio questo il punto, oltre a essere una malattia estremamente multifattoriale, una buona percentuale dei soggetti già in partenza non era in salute. Facile quindi per alcuni nazivegani strumentalizzare la notizia, la quale magari arriva alle loro orecchie già parzialmente manipolata, per sostenere tesi del tipo “Non siamo fatti per mangiare carne e consumare prodotti di origine animale” o “Ecco, lo dicevo io che la carne provoca i tumori”.

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Inoltre, sottolineo che carne rossa e insaccati trattati aumentano i fattori di rischio, non quella/i biologici (sì, esistono anche allevamenti come si deve). Basti pensare che in Argentina mediamente si consumano circa 12 kg di carne al mese, un’enormità, eppure fra i tumori che colpiscono la popolazione quello al colon occupa un misero 2%. Come mai? Perché lì gli animali sono allevati come si deve, pascoli liberi ove camminano a sufficienza, non assumono mangimi ogm iper-trattati e non vanno avanti ad ormoni per crescere più in fretta.
Quindi il problema non è la carne in sé ma quella industriale (lo so, lo so è scontato ma tanti sembrano non esserci arrivati).
Un’altra cosa, se i problemi oltre ai trattamenti che la carne subisce post-macellazione sono i mangimi (mix di soia e mais ogm) lo stesso discorso non potrebbe essere fatto anche per la maggior parte della frutta e della verdura attualmente in commercio? Mi sono diplomato in un Istituto Agrario e certe cose le so, le ho viste, dato che ho avuto esperienze lavorative verso varie aziende agricole (di cui solo una biologica) e vi posso garantire che quelle che vedete sui campi, uscendo dalla città con la vostra macchina, per il 99% sono colture ogm iper-trattate con ogni prodotto chimico possibile immaginabile. I miei superiori stessi si giustificavano dicendo “Il biologico sarà anche meglio ma mica ci campo con quello”.
Invece, l’azienda biologica per la quale ho lavorato (anche se per poco) effettivamente non adoperava ogm e pesticidi, anche se per comodità smaltiva la plastica facendo dei grandi faló… ma questa è un’altra storia.
Ricordate bene: in agricoltura per trovare i cattivissimi ogm non serve andare a cercare i campi di chissà quale terribile multinazionale straniera, il più delle volte basta imboccare la prima strada extraurbana, secondaria o principale che sia, e guardarsi intorno.

In ogni caso, io in primis ritengo che la carne in generale (non solo quella rossa) e una miriade di altri alimenti concorrano in misura diversa all’aumento dei fattori di rischio per numerose patologie (fortunatamente il corpo umano è una macchina straordinaria e non si arrende facilmente, piuttosto spesso si adatta).

Ok e quindi?
Le conclusioni traetele voi lettori, adoperate il buon senso. Io vi risparmio i “consigli della nonna”.

Infine, ci tengo a dire che sono pro-vegan, questo principalmente per un discorso di sostenibilità e impatto ambientale, però detesto la parzialità di alcuni che sembrano volere a tutti i costi tirare acqua al proprio mulino.

Per un approfondimento scientifico: qui

 

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